Maria Spinelli e Shani Louk hanno appreso, a loro spese, che se vieni uccisa in un rave-party, per dirla in maniera icasticamente esplicativa: non te se fila nessuno. Sì, qualcuno obietterà che di Shani Louk si è parlato e scritto. Se ne è parlato perché il cadavere della ragazza israelo-tedesca, vittima tra le tantissime altre dell’assalto di Hamas al rave-party al Nova Park il 7 ottobre del 2023, è stato immortalato, impietosamente esposto e dileggiato, in un’istantanea premiata poi a livello internazionale. L’impressione, però, è che allora si sia parlato – mi si passi l’espressione intenzionalmente cruda e irriverente – più del contenitore che del contenuto. Si è dibattuto sulla liceità di scattare e di utilizzare quell’immagine e sull’effetto che poteva sortire sull’opinione pubblica e quindi si sono scatenate le diverse fazioni: i fautori del diritto di cronaca e i difensori del legittimo diritto al rispetto della persona. Mi permetto comunque di esprimere seri dubbi sull’eventualità che la tragica storia di Shani Louk abbia modificato la percezione dell’evento del 7 ottobre. Né, d’altronde mi è parso che, al netto delle consuete polarizzazioni strumentali, si condividesse innanzitutto l’umana pietà per la sorte di Shani e delle tante altre vittime del pogrom del 2023. Quando serve per la propria narrazione (come si ama dire oggi), ci si affretta a denunciare che in ogni conflitto a pagare caro sono donne e uomini nella loro specifica individualità e nella loro delicatissima realtà di essere senzienti, ma poi prevale la partigianeria delle bandiere e restano, appunto, solo i contenitori. E Maria Spinelli? Quattro righe in cronaca..? Se non proprio così, non siamo molto distanti. Conta ben poco che il contesto in cui è avvenuto ad Aarau, in Svizzera, l’assassinio della ragazza italiana sia ancora molto confuso: del resto, la chiarezza cristallina sui delitti esiste, spesso, soltanto nei casi immaginari risolti da Poirot. Un dato è certo: una ragazza italiana è stata uccisa ad un rave-party. Una nostra connazionale: come piace dire altrove. E questo dato, nella sua scarna ma eloquente gravità, non sembra aver mosso decisamente gli animi dell’opinione pubblica nazionale e neppure, soprattutto, delle figure istituzionali. Avete letto poi qualche post sui social su questo argomento..? A me non è capitato, ma sarò distratto o disporrò di una platea di social-amici che dibatte d’altro. Anche in questo caso a me sembra semmai che il contenitore prevalga sul contenuto. Ho appena letto in un noto quotidiano un articolo che trasudava uno sciovinistico “miselvetismo”: che è un altro atteggiamento, innescato dai fatti di Crans-Montana, che va tanto di moda. Un’amica che si professa scettica disincantata ha suggerito una spiegazione alla sorte mediatica delle due persone che ho voluto accomunare in questo commento. Shani Louk era ebrea e Maria Spinelli era rom: appartenenti a due categorie che, per dirla in termini televisivi, non incontrano l’immediato gradimento del pubblico. Io ho risposto che dipenderà da altro perché siamo nel 2026 e questo non succede più. Succedeva semmai in passato. Come si diceva in un famoso film: magari alla fine del Millequattrocento. Quasi Millecinque…
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01

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