Il controllore di Magdeburg
Sono stato un giovane viaggiatore in possesso dell’Interrail. Una quarantina di anni fa l’Interrail era una roba più semplice di adesso: l’acquistavi e ti attribuiva la possibilità di circolare liberamente per un mese sulle reti ferroviarie della quasi totalità dell’Europa occidentale a cui si aggiungevano, nella cosiddetta area oltre-cortina, Ungheria e Romania. Materialmente era una specie di libretto universitario, con molte pagine dotate di una griglia che ti permetteva di indicare ogni volta la località di partenza e quella di arrivo. In una di quelle griglie un giorno scrissi Lugano nella casella di partenza e Berlin in quella di arrivo. Con una quota di ingenuità concessami dall’età, non considerai che nel suddetto percorso erano incluse tratte ferroviarie non coperte dalla stessa Interrail: tra il confine orientale della Germania Federale e Berlino non c’era contiguità territoriale, pertanto un considerevole tratto di percorso ferroviario si snodava sul territorio della DDR. Superato il confine e svolti i rigidi controlli dei documenti, nei pressi di Magdeburg si presentò il controllore che mi fece comprendere che di fatto io stavo viaggiando senza un titolo valido perché appunto l’Interrail non copriva quella tratta ferroviaria della DDR che stavamo percorrendo. Il mio tedesco era debolino e il mio interlocutore non poteva mettere in campo nessun’altra lingua, se non forse il russo appreso a scuola, ma, dotati di reciproca buona volontà, provammo a intenderci. Riconoscendo a me stesso, ma soprattutto al controllore, la mia leggerezza, mi dichiarai disponibile a corrispondere il pagamento per il biglietto, ma si pose anche il problema che non disponevo di valuta della DDR e avrei potuto pagare soltanto in marchi della Repubblica Federale. C’erano tutte le premesse per trasformare quella mia vacanza in un flop. Sono grato a quel controllore che non volle interrompere il mio viaggio (peraltro a Berlino mi attendevano proprio in arrivo su quel treno), accettando il pagamento nella moneta di Bonn (con un cambio alla pari che dunque certamente contemplava anche un bonus per la comprensione dimostrata).
Non so se quel controllore che operava sui treni delle ferrovie della DDR a metà degli anni Ottanta sia ancora in vita e possa godersi frattanto la meritata pensione. Non so quindi se oggi andrà a votare per il rinnovo delle cariche nel Land Sachsen-Anhalt e, qualora lo faccia, non so cosa voterà. Spero che sia in vita e viva felicemente la sua età, ma sarei oltremodo curioso di sapere se esprimerà quel voto e a chi lo indirizzerà in qualità di cittadino di un Land in cui i sondaggi attribuiscono al 40% degli aventi diritto la volontà di tracciare un segno sulla scheda in corrispondenza del simbolo di AfD.
Al netto dei molteplici allarmi emessi da organi di vigilanza della Repubblica Federale di Germania sulla natura di alcuni proclami formulati da AfD, la mia indole laica e illuminista mi spinge sempre a capire il più possibile prima di emettere giudizi. Allora mi sono chiesto perché quell’ex-controllore della Deutsche Reichsbahn potrebbe essere tra coloro che asseriscono di voler votare AfD o perché hanno espresso quell’intenzione così tanti suoi concittadini. Sarà probabilmente perché il partito di Alice Weidel e Tino Chrupalla ha individuato la soluzione a tutti i problemi della Germania dei nostri tempi? Ebbene, allora sono andato a vedere il programma di AfD. Non è certo questa la sede per proporre un esame capillare punto per punto e del resto, su alcuni temi che sono connessi alla specificità dell’organizzazione politica e sociale dei vari Länder, chi scrive sicuramente non ha la competenza sufficiente per emettere un giudizio. L’impressione generale che se ne ricava, però, è quella di un affastellato groviglio di posizioni populiste un po’ ruffiane che fanno convivere anche contraddizioni stridenti come quando si invoca il rinnovamento del paese nello spirito della libertà e della democrazia, ma altrove quell’invocata riforma della Germania vuole riallacciarsi ai princìpi e alle radici che ne hanno determinato il successo sociale, economico e civile durato decenni. Ma se la Germania vanta decenni di successi con i governi dell’Spd e della Cdu e con il contributo di Verdi e Liberali, allora che alternativa dovrebbero cercarsi i tedeschi..?
Il no agli Stati Uniti d’Europa, la volontà di perseguire l’elezione diretta del Presidente della Repubblica Federale e la volontà di introdurre un sistema di controllo diretto sull’operato dei parlamentari, che permetta addirittura all’elettorato di intervenire sulle decisioni del Parlamento, appartiene a tutto quell’armamentario populista che, corredato di scatolette di tonno, abbiamo già sentito anche altrove.
Avrei immaginato che il capitolo “lavoro” fosse il punto forte delle argomentazioni e con quella forza AfD avesse persuaso chi magari, frattanto, il suo lavoro lo ha perso o ha visto ridimensionato drasticamente il potere d’acquisto del suo stipendio, ma in quel programma si stenta a trovare qualcosa di più che non sia l’invocazione ad una adeguata retribuzione dei lavoratori: che è un punto su cui, a livello ideale, in fin dei conti è facile far convergere il consenso di tutti.
L’uso del contante è una libertà civile. Spiega inoltre il programma di AfD. E viene da immaginare che in tal modo si voglia agevolare la prosecuzione del viaggio in treno di qualche giovanilmente sprovveduto viaggiatore…
Domanda molto pragmatica. Per quale motivo esercita tanta fascinazione una proposta di questo tipo? E inoltre: dobbiamo temere che AfD diventi partito di maggioranza assoluta nel Land Sachsen-Anhalt?
Come avviene – ed è avvenuto – per tanti soggetti politici della galassia populistico-sovranista dell’ultradestra di ogni nazione, anche nel programma di AfD sembra esserci paradossalmente tanto di non-detto. Della serie: vorremmo tanto dirvi chiaro e tondo cosa pensiamo di questo e quello, ma ancora non possiamo. Attendiamo, semmai, che si spalanchi la finestra di Overton che oggi citano tanto piacevolmente gli analisti politici. E questo del non-detto, semmai, è l’aspetto oscuro della proposta.
Quando lo scontento generale imperversa, è facile incontrare il favore dell’elettorato standosene all’opposizione ed elencando tutto quello che non va (tranne poi magari, paradossalmente, esaltare i successi della Germania dei passati decenni…). E questo lascia pensare che, messa alla prova della pragmatica e quotidiana gestione del governo, la radicalità della proposta di Alternative mostrerebbe presto tutti i suoi limiti e si sgonfierebbe anche tutto il gradimento dell’elettorato.
Da un lato personalmente sarei curioso di vedere un governo monocolore di AfD in Sachsen-Anhalt. Lo dico con tutta la prudenza del caso. Lo dico, ad esempio, come quando sostengo che sarei curioso di sperimentare il bungee-jumping: pratica a cui però non mi sono mai dedicato, né ho intenzione di sperimentare.
(in copertina: Ottone sbarca a Magdeburg con la moglie Editha – Hugo Wolf, 1898)

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